La Nostra Storia

Non avrebbero mai potuto credere papà Enzo e mamma Mariarosaria di fondare un’associazione per trovare la forza di andare avanti e continuare a far vivere giorno dopo giorno il ricordo del loro Gianni.

Gianni era un ragazzo di 28 anni, molto alto, magro e con dei grandi occhi verdi, amava chiacchierare, “prendere in giro” chiunque conosceva, ridere di se stesso e regalare un sorriso anche se in quel momento non ne aveva voglia.

Una mattina come tante è uscito di casa  per andare a lavorare, ha fatto colazione, ha raccontato alla sua mamma cosa aveva “combinato” la sera prima, poi si è preparato, ha accudito i suoi piccoli animali e ha salutato i suoi familiari senza sapere che quella sarebbe stata l’ultima volta.

A casa di Gianni la mamma Mariarosaria stendeva i panni, la sorellina Laura preparava il pranzo mentre si aspettava il rientro del papà Enzo per mangiare.

Gianni aveva anche un’altra sorella Nica, maggiore,  che in quel momento era a lavoro, e un fratello, il primo dei quattro, Gianluca, che proprio in quel momento era in Cina con sua moglie per trascorrere il viaggio di nozze.

Si, Gianluca era sposato da soli 15 giorni e Gianni con il suo grande umorismo, la sua allegria e voglia di divertirsi aveva organizzato e animato tutta la festa per il matrimonio di suo fratello.

Tre giorni prima un’altra festa per Laura che aveva finalmente raggiunto il traguardo della laurea. Erano giorni intensi in casa Silvidii, tra confetti, risate, giochi, chiacchierate fino a notte tarda, scocciature, stress, prese in giro e incomprensioni. Una famiglia normale e un giorno normale.

Era il 25 luglio del 2005.

Faceva molto caldo, il pranzo era pronto, papà Enzo era rientrato, e  aveva con sé la posta appena arrivata per Gianni, erano tutti intorno alla tavola quando tutto è stato interrotto da un collega di Gianni che ha avvisato la famiglia Silvidii di correre sul posto dove Gianni aveva avuto un incidente, ma non era successo niente di grave gli aveva rassicurato.

Il camion che guidava Gianni era completamente sotto sopra…una distrazione, la velocità, una curva presa male, o…questo non lo si può sapere, Gianni era morto.

Pianti, grida, disperazione…

Rabbia, impotenza, voglia di mollare tutto e cessare di vivere, di non continuare un’ esistenza che non ha più valore, che ha perso significato.

La famiglia Silvidii si stringe nel dolore e il papà Enzo e la mamma Mariarosaria continuano a dare ai loro figli l’insegnamento più grande e più difficile: l’amore. Bisogna dare un significato alla morte prematura di Gianni, formare qualcosa che porti avanti il suo nome, il Padreterno è grande e ci vuole dire qualcosa, così si esprime il papà di Gianni già il giorno dell’incidente, ed è così che la mamma di Gianni esprime il desiderio di fondare un’associazione che aiuta le coppie in difficoltà.

I genitori di Gianni sono decisi nell’ affrontare il dolore proponendosi nell’aiutare il prossimo proprio come il loro figlio Gianni faceva, e sconfiggere il male facendo nascere il bene.

Iniziano le prime riunioni, le prime preoccupazioni, il dolore è sempre più forte, la voglia di combatterlo lo supera…la conoscenza di persone fantastiche l’aiutano, il sostegno e l’affetto di tutti gli amici di Villa Raspa aprono speranze, i parenti e anche la piccola Giada, figlia di Gianni non fanno arrendere Enzo e Mariarosaria in questa eroica impresa.

Iniziano a delinearsi le prime strade dell’a.g.s. Associazione Gianni Silvidii, Enzo e Mariarosaria sono spaventati nell’imbattersi in qualcosa di completamente nuovo per loro, ma non sono soli, l’associazione è sostenuta dall’affetto e dalla dedizione con cui i volontarie e l’equipe sostengono i genitori di Gianni e  portano avanti “alla grande” l’associazione.

Il cammino è molto lungo, la strada è ben delineata, di sassi se ne incontreranno tanti però lo spirito dell’a.g.s. è troppo forte per non avere la forza di continuare.